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lunedì 14 maggio 2012

Sui percorsi didattici degli alunni disabili.

Ultimamente trovo fastidiosa la classificazione dei percorsi didattici relativi agli alunni disabili frequentanti la scuola media superiore. I genitori hanno la possibilità di poter scegliere tre percorsi:
1) normale: è il caso del percorso didattico standard, seguito da tutti i compagni di classe;
2) semplificato: noto anche come "percorso ad obiettivi minimi", nel quale viene offerto all'alunno un percorso didattico ridotto rispetto al resto della classe;
3) differenziato: è il percorso didattico con contenuti estremamente ridotti o differenti da quelli dei compagni.
Ora, mi rendo pienamente conto del fatto che la classificazione delle aree didattiche è utile per avere una "direzione" da seguire durante l'attività di sostegno ma, come tutte le classificazioni, rischia di essere troppo restrittiva per i docenti.
Per esempio, quest'anno scolastico mi trovo di fronte ad alcuni casi particolari per i quali il percorso "semplificato" ed il percorso "differenziato" risultano troppo restrittivi nel primo caso, e troppo lontani dalla realtà per il secondo.
Penso che tra il percorso semplificato e il percorso differenziato sarebbe utile inserire un ulteriore percorso didattico, intermedio: una programmazione semplificata ma allo stesso tempo "differenziata", in modo tale da poter scegliere con cura gli argomenti da far studiare all'alunno, ma allo stesso tempo con la possibilità di poter svolgere prove scritte che siano "differenti" dal resto della classe; con il termine "differenti" non intendo prove equipollenti (per questo, c'è già l'art.16, comma 3 della legge 104/92 quando parla di prove equipollenti), ma intendo prove necessarie per valutare gli obiettivi minimi raggiunti dall'alunno in un modo diverso rispetto a quello del resto della classe, per esempio proponendo una prova scritta nella quale si vuole valutare l'apprendimento raggiunto dall'alunno con domande poste in modo diverso rispetto al resto della classe, costruite in un altro modo adatto per lui. Gli stessi obiettivi minimi andrebbero rivisti non in base agli obiettivi minimi della classe, ma in base a una scelta accurata di obiettivi minimi; è come se dall'insieme degli obiettivi minimi della classe, il docente di sostegno selezioni un sottoinsieme di particolari obiettivi minimi che ritiene possano essere raggiunti dall'alunno o che comunque risultino essere funzionali alla sua crescita didattica.
In alcuni casi, la programmazione semplificata "complica" la vita (scusate il gioco di parole!): il docente, limitato dalle regole imposte dalla programmazione semplificata, non può sfruttare quegli "escamotage" tipici della programmazione differenziata, non può portare l'alunno in aula sostegno per approfondire da soli gli argomenti (si, lo so che sicuramente portate l'alunno fuori dall'aula indipendentemente se la programmazione è semplificata o no, ma in linea di principio non si può fare, e lo sapete).
Per contro, la programmazione differenziata a volte si trasforma in un blando percorso semplificato! Ci sono alunni che seguono una programmazione differenziata ma che riescono a svolgere dei compiti di tutto rispetto! Sono alunni che potrebbero rientrare a pieno titolo proprio in quella programmazione intermedia che ho descritto prima.
In tempi come questi, nei quali si parla addirittura di sopprimere la figura del docente di sostegno, proporre un allargamento delle aree sembra essere una follia. Ma chissà, magari qualcuno leggerà queste righe e potrà approfondire la questione.

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